Tre domande sulle spese elettorali
Riceviamo una lettera aperta agli elettori di Capurso, dall’Avv. Pino Mariani, che pubblichiamo di seguito: “La fase convulsa di predisposizione e presentazione delle liste elettorali è alle nostre spalle. La campagna mediatica che ha preceduto la formalizzazione delle candidature ha posto sotto gli occhi dei capursesi, soltanto uno dei candidati, mentre gli altri due, per varie ragioni, sono rimasti sostanzialmente ignoti agli elettori che, fino ad oggi, non conoscono ancora i loro volti pur avendo appreso i loro cognomi.
A mia memoria, non vi è mai stata una campagna pubblicitaria così estesa, penetrante, invadente ed anche indisponente, come quella posta in essere da uno solo dei tre candidati alla carica di Sindaco.
Il messaggio trasmesso agli elettori è sembrato essere sostanzialmente questo: sappiate che IO ce la farò, costi quel che costi. Proprio questo è il punto.
Qual è il limite ragionevole di costo per una campagna elettorale?
Esiste tale limite o si può consentire ai candidati alla carica di sindaco una spesa senza limiti?
Per consentire agli elettori una conoscenza preventiva e quindi l’elaborazione di un giudizio di moralità pubblica sui candidati, l’art. 8 dello Statuto comunale capursese ha previsto, provvidamente, che “Ciascun candidato alla carica di Sindaco ed i presentatori delle liste depositano unitamente alla candidatura ed alla lista, una dichiarazione sulla entità della spesa massima vincolante per la campagna elettorale propria del candidato e della lista collegata”.
Apparentemente, sembrerebbe che il limite della spesa massima sia rimesso alla discrezione del candidato Sindaco e dei presentatori della lista che, in tal modo, assumerebbero un impegno autovincolante. In realtà, la dichiarazione di impegno richiesta al candidato sindaco ed ai presentatori della lista deve essere ricondotta entro i limiti di spesa massima, opportunamente ridotti, del finanziamento pubblico ai partiti politici nazionali e regionali.
In altri termini, una spesa per pubblicità elettorale (affitto di locali, arredi, strumenti, attrezzature, energia elettrica, per stampati, manifesti, gadget, internet, telefono, sms, etc.) che tende a superare il limite del finanziamento pubblico ai partiti (circa 3,50 Euro per elettore), finisce per essere sintomatica di una grave alterazione del confronto democratico.
Considerato il numero, la qualità, la grandezza dei manifesti, in gran parte fuori dagli spazi previsti per legge (con evasione della corrispondente imposta sulla pubblicità) nonchè le migliaia di sms, lettere, buste, giornalini recapitati direttamente nelle cassette postali, si può tranquillamente affermare che, fino ad oggi, è stato certamente esaurito, da parte di una forza politica locale, il tetto di spesa che la legge riconosce in capo ai partiti politici per l’elezione di Camera e Senato.
A Capurso ci sono circa 10.000 elettori e non è difficile ipotizzare che prima ancora dell’inizio ufficiale della campagna elettorale almeno una forza politica abbia abbondantemente superato la spesa massima che l’ordinamento riconosce complessivamente in favore di tutti i partiti politici in occasione delle elezioni politiche che, come è noto, sono ben più estese e costose di quelle necessarie per il piccolo comune di Capurso. Peraltro, i rimborsi elettorali riconosciuti in Italia sono più che doppi rispetto a quelli riconosciuti in Germania e ben sei volte maggiori di quelli riconosciuti dagli USA.
Di fronte a tale situazione, la democrazia, intesa come confronto paritario fra proposte politiche concorrenti, riceve un vulnus profondo.
Difatti, se una soltanto delle forze politiche concorrenti è in condizione di spendere molte più risorse economiche degli altri concorrenti, risulta evidente che si crea uno sbilanciamento preventivo a suo favore che falsa in radice anche l’espressione del consenso da parte dell’elettorato.
Per evitare che la democrazia diventi un vuoto simulacro, è quanto mai opportuno, per non dire che è necessario, che tutti i candidati alla carica di Sindaco abbiano il dovere etico e giuridico di far conoscere preventivamente all’elettorato “l’entità della spesa massima vincolante per la campagna elettorale” al fine di consentire, a noi elettori, di valutare non solo la congruità della spesa programmata rispetto ai canoni legali in materia di rimborsi elettorali, ma anche di verificare la veridicità di tali dichiarazioni, sia mediante l’osservazione esterna dei mezzi pubblicitari effettivamente impiegati, che attraverso il raffronto contabile tra i preventivi di spesa ed i rendiconti opportunamente giustificati dalle fatture di acquisto.
Contestualmente, per consentire a tutti gli elettori di capire chi abbia effettivamente sostenuto i costi della campagna elettorale, è doveroso che i candidati alla carica di Sindaco dichiarino anche se i mezzi finanziari siano propri ovvero siano stati ricevuti da terzi, indicando anche nominativamente i finanziatori ed esibendo, contestualmente, almeno l’ultima dichiarazione dei redditi.
In sintesi, in qualità di cittadino elettore del prossimo Sindaco di Capurso, formulo la presente istanza a tutti i tre candidati sindaco:
1.- Rendete pubblico il preventivo di spesa massima vincolante per la campagna elettorale;
2.- Indicate in modo trasparente le spese già affrontate, senza nascondere nulla, neppure sconti ed omaggi che celano un finanziamento sostanziale.
3.- Dite come avete reperito le risorse, indicando anche le generalità dei finanziatori.
Dalla risposta a tali domande, dipenderà non solo il mio voto, ma anche quello di migliaia di onesti e laboriosi cittadini capursesi. Con tanti elettori, resto in attesa di riscontro.

Fonte: Elettore Avv. Giuseppe Mariani